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Attuale

Perizia “Responsabilità per i danni causati dalla selvaggina”

Nel 2012, CacciaSvizzera ha effettuato un sondaggio in tutti i cantoni in merito ai rimborsi per danni causati dalla selvaggina. Per tali risarcimenti, nel triennio 2009-2011 i cantoni svizzeri hanno speso un totale di 3‘785‘000 CHF all’anno. Mentre i contributi di dodici cantoni si sono attestati in un range molto limitato, in dieci cantoni sono stati versati tra CHF 100‘000 e 300‘000 e in altri tre cantoni da CHF 500‘000 a 750‘000.

I cantoni con importanti riserve di cinghiali e cervi presentano un esborso notevolmente maggiore per danni causati dalla selvaggina. In virtù della diversa regolamentazione esistente in merito alla responsabilità dei cacciatori per i danni causati dalla selvaggina, CacciaSvizzera ha incaricato il dottor Thomas Müller di Zug di redigere una perizia su tale responsabilità. Il presente lavoro si occupa dell’obbligo di rispondere per i danni materiali causati dagli animali selvatici cacciabili ai boschi, alle colture agricole e agli animali agricoli (responsabilità per i danni causati dalla selvaggina alle specie cacciabili). La presente perizia non considera l’obbligo di rispondere per i danni causati dalle specie protette.

La responsabilità per i danni causati dalla selvaggina solleva questioni legali collegate al tipo di responsabilità e al soggetto che deve essere considerato responsabile; essa si configura nell’obbligo di rispondere per i danni materiali causati dalla presenza naturale della selvaggina a boschi, colture agricole e animali agricoli. In relazione a tale responsabilità, a livello cantonale non sussiste un quadro unitario:

Sistema a licenza: originariamente, i cantoni con licenza non prevedevano alcuna responsabilità per danni causati dalla selvaggina, poiché il sistema di libertà venatoria generale garantiva il diritto di autotutela del danneggiato. Solo a seguito dell’intervento statale (statalizzazione) avviato a metà del secolo scorso, i cantoni con licenza hanno iniziato a versare risarcimenti per tali danni. La liquidazione dei danni avviene tra il cantone e il danneggiato nel rispetto del diritto pubblico di responsabilità (responsabilità dello stato).

Sistema a riserva: originariamente, i cantoni con riserva prevedevano una responsabilità causale esclusivamente privata degli affittuari della riserva coinvolti nel danno causato dalla selvaggina. Anche in questo caso, i cantoni hanno iniziato a corrispondere degli indennizzi per tali danni a seguito dell’intervento statale. Ad oggi possono essere distinte le seguenti forme di indennizzo, sebbene non sussista una tipologia coerente di responsabilità. Tali forme vengono in parte associate alle fattispecie della responsabilità aquiliana:

a)    Responsabilità causale dei cantoni (con risarcimento delle riserve che hanno subito i danni causati dalla selvaggina);
b)    Responsabilità causale delle riserve che hanno subito i danni causati dalla selvaggina (con risarcimento del cantone);
c)    Assenza di responsabilità diretta o indiretta della riserva che ha subito i danni causati dalla selvaggina, ma liquidazione di tali danni da parte del cantone, come nei cantoni con licenza (ad es. la nuova legge sulla caccia del canton S. Gallo)

Dal punto di vista giuridico, le responsabilità causali cantonali nei cantoni con riserva sono giustificate come segue: la regolamentazione delle popolazioni selvatiche rappresentava, all’inizio del secolo scorso, la misura determinante per prevenire i danni causati dalla selvaggina. Allora, la rendita venatoria degli affittuari delle riserve era sufficiente per coprire i diritti di concessione al cantone e i danni ai soggetti colpiti. Il vantaggio economico era sostanzialmente riservato agli affittuari. Inizialmente, tali fattispecie di responsabilità non furono considerate inique o ingiuste, poiché dal punto di vista economico la rendita venatoria degli affittuari delle riserve riusciva a compensare i costi per la concessione e per i danni causati dalla selvaggina. Inoltre, le cinghiale e i cervi praticamente non causavano alcun danno. Inoltre, l’ammontare e la composizione della popolazione selvatica dipendevano esclusivamente dagli affittuari.

La prospettiva giuridica sulla responsabilità è cambiata a partire dalla metà del secolo scorso, allorché il biotopo della selvaggina ha iniziato a essere minacciato. Contemporaneamente, i cantoni hanno aumentato progressivamente la loro influenza sulla pianificazione venatoria. L’intensità della regolamentazione della popolazione selvatica è dettata dalle amministrazioni venatorie. In tal modo, l’influenza sui danni causati dalla selvaggina viene fortemente limitata. Ciononostante, le fattispecie di responsabilità causale dei cantoni rimasero in vigore. A seguito del forte aumento di cinghiale e cervi, anche i danni hanno subito in parte una forte impennata. Di conseguenza, la rendita venatoria risultava non essere più sufficiente e gli affittuari delle riserve si videro obbligati sempre più a risarcire i danni causati dalla selvaggina con il loro patrimonio privato.

La perizia redatta da CacciaSvizzera evidenzia che i danni da selvaggina devono configurarsi come una responsabilità statale dei cantoni e non come una responsabilità causale privata degli affittuari delle riserve. Principalmente, le motivazioni sono le seguenti:

  1. Gli animali selvatici non hanno padrone e sono sottoposti alla podestà dello stato nel quale si trovano.
  2. L’esclusione del diritto all’autotutela è stata deliberata a favore della protezione delle specie. Gli animali selvatici, anche le specie cacciabili, sono protetti in ogni caso. In primo piano si trovano interessi pubblici e non interessi di sfruttamento privati dei cacciatori.
  3. La legislazione sulla caccia mira a proteggere, mantenere e sfruttare in modo sostenibile le specie selvatiche (protezione delle specie e dei biotopi). L’eradicazione totale delle popolazioni selvatiche o di parti di esse (ad es. a causa della protezione delle fattrici) non viene presa in considerazione quale misura preventiva dei danni da selvaggina. Ne consegue che per i danni ammessi dalla legislazione sulla caccia in virtù del suo obiettivo di conservazione delle specie deve rispondere lo stato.
  4. Si esclude una responsabilità privata per danni causati dalla selvaggina, poiché non sono gli affittuari delle riserve oggetto di tale obbligo a produrre la situazione di pericolo e, in fin dei conti, non sono nemmeno in grado di controllarla. La caccia viene limitata dalle leggi, dalle ordinanze e dalle modifiche dei biotopi. Il cacciatore agisce in uno spazio fin troppo ridotto rispetto a quanto possa essere attribuito alla fonte del pericolo (salvo che si possa effettivamente parlare di pericolo in riferimento alla selvaggina).


Per questi motivi, la perizia arriva alla conclusione che anche nei cantoni con riserva e non solo nei cantoni con licenza si debba considerare una responsabilità statale per i danni causati dalla selvaggina. Non è possibile la trasmissione della responsabilità statale agli affittuari delle riserve nei confronti di terzi, poiché costoro non detengono alcun compito amministrativo effettivo nel settore venatorio per il quale vengano risarciti dal cantone. Al contrario, gli affittuari pagano una concessione al cantone quale controprestazione per il loro diritto allo sfruttamento.

I cantoni con riserva possono conferire ai concessionari (affittuari delle riserve) determinati compiti, con conseguenze giuridiche ai sensi del diritto di concessione concretamente applicabile (e non del diritto di responsabilità statale) in caso di inadempimento o cattivo adempimento dopo l’accettazione di un obbligo di esercizio. Qualora gli affittuari non adempiano ai loro obbli-ghi, il cantone potrà reagire entro i limiti stabiliti dal diritto di concessione. Ciò comporterà una suddivisione oggettivamente corretta ed equa dei compiti e delle responsabilità nel settore venatorio.

Ora, la sfida consiste nel porre fine a una prassi giuridica cantonale che risulta illecita almeno dal 1986. La presente perizia fornisce le argomentazioni necessarie a tal proposito.


La perizia può essere richiesta via e-mail al segretariato generale indicandone lo scopo di utilizzo: